Popillia Japonica

"Di fronte alla fame implacabile dell'invasore che denuda i rami, la natura ci insegna l'unica vera risposta: rinascere, e mettere radici ancora più profonde."

La Popillia japonica è un coleottero infestante molto vorace appartenente alla famiglia degli Scarabeidi, originario del Giappone. Si tratta di una specie che infesta e distrugge tappeti erbosi, piante selvatiche, da frutto e ornamentali e la cui diffusione si sta ampliando. E’ stata segnalata anche nella nostra Città.

Gli adulti di P. japonica attaccano un gran numero di specie vegetali, tra cui alberi da frutto, vite, nocciolo, piccoli frutti, mais, soia, piante ortive e ornamentali, essenze forestali e specie selvatiche (es. tiglio, betulla, robinia, rovo, ortica). A causa del loro comportamento gregario possono essere presenti in gran numero su una o più piante vicineprovocando estese erosioni a carico di foglie, fiori e frutti in maturazione.

Le larve, nutrendosi preferibilmente di radici di graminacee, risultano nocive per prati e tappeti erbosi provocandone l’ingiallimento e il disseccamento.

Gli adulti di Popillia japonica hanno corpo tendenzialmente ovale, lungo 8 – 12 mm e largo 5 – 7 mm. Il colore di fondo è verde brillante mentre le elitre (ali anteriori) sono bronzee. I ciuffi di peli bianchi ai lati all’estremità dell’addome permettono di distinguere questo coleottero scarabeide da altre specie simili.
Le larve, lunghe circa 30 mm a maturità, presentano una colorazione biancastra capo bruno chiaro. Vivono nel terreno pochi centimetri di profondità nutrendosi a spese delle radici soprattutto in prati umidi.

Per contenere i danni che arrecano alle colture e alle piante ornamentali è bene cercare di eliminarli quanto prima. Possono essere raccolti a mano, soprattutto nel prime ore del mattino quando sono poco reattivi, e poi eliminati; non pungono o mordono e quindi non
sono pericolosi per l’uomo. In alternativa si possono far cadere, scuotendo la vegetazione, in una bacinella con acqua e alcune gocce di sapone liquido che ne ostacola la fuga.”

Per sapere di più,  si consiglia di leggere le schede informative redatte dalla Regione Piemonte:

Ultimo aggiornamento: 30/06/2026, 12:03

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