"R." è un bimbo che ha frequentato l'asilo nido fino all'anno scorso e cioè l'anno scol. 2003/2004. L'idioma che la famiglia adopera più frequentemente a casa è lo spagnolo, essendo appunto questa la loro lingua - madre. R. è un bimbo che preferisce assecondare ciò che gli accade attorno in modo tutto suo di "partecipazione passiva". Di lui mi colpiva più di tutto il suo sguardo: quegli occhi così neri da ricordare una voragine, sembravano scrutare altri orizzonti, altri mondi, altre realtà. Discutendo con le colleghe di questa sua tendenza ad estraniarsi, qualcuno ha azzardato l'ipotesi di una difficoltà uditiva. Abbiamo, perciò, fatto alcune volte e in occasioni di gioco diverse dei tentativi per verificare una possibile mancanza o debolezza di udito. Fortunatamente abbiamo capito, dalle sue reazioni, che il problema non era quello. Parlando di ciò con la famiglia, abbiamo consigliato di rivolgersi a lui adoperando più spesso la lingua italiana. Nel tempo ci siamo accorte che R. era meglio integrato nel gruppo dei coetanei e poteva godere maggiormente della loro compagnia. Nonostante partecipasse ai giochi: a quelli guidati ma anche a quelli cosiddetti "liberi", dove maggiormente c'è l'opportunità di allacciare amicizia o di "scontrarsi", R. ha continuato a mantenere un distacco, un riserbo tutto suo. Quello che non "dimenticherò" è il suo sguardo così lontano eppure presente, i suoi occhi bui e trasparenti insieme.mare questo lavoro.