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Narrazione

I COMUNI E IL MIO COMUNE

Mirella Pasqual

Il percorso della Pedagogia dei genitori è sicuramente cresciuto e maturato, vi collaboro da più di due anni e ho partecipato a circa un centinaio di incontri tra corsi di aggiornamento agli insegnanti, gruppi con genitori e incontri nelle classi stesse con i ragazzi.
C'è stata una grande diffusione grazie alla rivista Handicap & Scuola , ma anche tramite il passaparola.
Questo significa che il progetto ha la sua validità e che non è solo un ideale, che ne sono stati compresi gli obiettivi e i principi su cui si lavora.
Nell'anno 2002-2003, nel comune di Collegno, di cui sono residente, è stato abbracciato questo progetto promosso dall'assessorato alle Politiche Educative e Sociali ed è stato costituito come accordo di programma "Patto per la scuola", un documento programmatico necessario a stabilire le regole per la costruzione del Sistema Formativo Integrato.
Nel comune di Collegno è attiva" la commissione " Interventi er l'integrazione"alla quale, fino a qualche tempo fa, partecipavano i dirigenti scolastici, gli insegnanti, i rappresentanti del comune stesso, l'A.S.L., gli educatori, le associazioni e le cooperative che si occupavano di handicap; nell'anno 2003-2004 ne fanno parte anche i genitori e nel catalogo di offerta formativa rivolto alle scuole è stato inserito il progetto "La pedagogia dei Genitori".
Mi è stata offerta la possibilità di far parte di questa commissione, di farmi portavoce delle esigenze dei genitori ma, nello stesso tempo, di testimoniare l'impegno di un comune che si rivolge a quei cittadini spesso messi da parte perché in minoranza: a loro si deve dare il privilegio e il diritto di essere ascoltati.
E' stato organizzato un convegno rivolto a tutta la cittadinanza, dove noi genitori abbiamo fatto la presentazione dei nostri figli.
Mettere in piazza la propria storia, non è cosa facile, significa spogliarsi di tutto per dare modo agli altri di conoscerti ed identificarti come la mamma di., quella a cui è successo che. Senza contare che erano presenti al convegno, dal fruttivendolo al tuo vicino di casa e questo creava in me una grossa tensione, fino a cinque minuti prima dell'inizio.
Poi, ci siamo sentiti a casa, le persone che fino ad un attimo prima ti creavano imbarazzo,erano parte della tua vita ed è stato molto naturale raccontarci e dare loro la possibilità di conoscere un mondo che suscita molta curiosità e paura.
Durante gli incontri in commissione, si è potuto fare un resoconto degli sviluppi del progetto quindi trovare i punti positivi e rafforzarli e migliorare i punti negativi. Possediamo una legge sull'integrazione, i nostri figli hanno la possibilità di crescere nella normalità, ma non siamo ancora arrivati al traguardo, devono poter partecipare alle gite, ai soggiorni, agli spettacoli di fine anno, alle manifestazioni sportive, ma soprattutto imparare come fanno i loro compagni, la lotta è ancora dura ma la continueremo.
Io personalmente, credo di aver potuto notare i cambiamenti che si sono verificati con l'insegnante di mia figlia. AL primo colloquio individuale mi riferisce, senza lasciarmi spazio di replica, che con Roberta non avrebbero seguito nessun programma scolastico, perché i bambini down hanno un cervello che non elabora la logica, che sarebbe andata in cantina a rovistare tra i giochi di sua figlia, così io avrei potuto farlo a casa, e che consigliava all'insegnante di sostegno di andare al supermercato a fare la spesa, in modo da imparare il valore della moneta, cosa assai più utile nel suo futuro.Educazione che spetta a me non alla scuola.
Ebbene, questa insegnante ha poi partecipato ad un corso di aggiornamento e ad un incontro con noi genitori del progetto, non vorrei essere stata nei suoi panni in quel periodo, avrà sicuramente dovuto mettere in discussione tutte le sue certezze, ma deve aver riflettuto moltissimo perchè a metà dell'anno scolastico ha interrogato Roberta a sorpresa, e dopo aver notato che era in grado di rispondere e di studiare, seppure a modo suo, ha cambiato il suo atteggiamento.
E' molto più positiva e, quando Roberta ha festeggiato il suo tredicesimo compleanno, ha organizzato una festa a sorpresa in classe. In quel momento ho avuto la sicurezza che tutto il nostro lavoro non era nullo, che funzionava e che quella era la strada giusta, l'unico modo di far conoscere i nostri figli è raccontarli.
La presentazione dei nostri figli attraverso il documento " con i nostri occhi" è stata scelta anche da alcune insegnanti, dando il compito estivo ai genitori di raccontare i loro figli normali .
L'impegno del comune di Collegno è stato seguito anche da altri comuni, come San Giuliano Terme(PISA), Cagliari e Caserta, che hanno deciso di adottare il progetto della Pedagogia dei Genitori.
E questo ci lascia sperare che, in un futuro non troppo lontano, altri ancora si interessino a noi, ascoltino le nostre parole e imparino a guardare ai nostri figli con gli stessi occhi con cui noi li guardiamo.

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