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Narrazione

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Maria Colonna

Tre anni fa mi sono rivolta al "Comitato per l'integrazione scolastica" per avere ulteriori informazioni sulla legge 104 che solo loro,che erano stati i promotori di questa legge,potevano dare mi spiegarono che è una legge che tutela il diritto all'integrazione scolastica garantisce il diritto all'educazione e all'istruzione della persona e definisce che l'integrazione ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità dell'individuo nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni, nella socializzazione e che niente può impedirlo neanche le difficoltà connesse all'handicap. Dove si afferma che la scuola deve essere priva di barriere architettoniche e deve essere dotata di attrezzature tecniche e di sussidi didattici adatti a favorire l'apprendimento e la socializzazione della persona; e infatti in questa legge c'era la soluzione del mio problema.
E' nata subito molta simpatia proprio perché parlavamo la stessa lingua sull'handicap e avevamo la stessa idea su come la famiglia doveva essere considerata dagli specialisti.
Tramite loro ho conosciuto altri genitori che come me avevano vissuto l'esperienza di avere, per il proprio figlio, una diagnosi buttata in faccia senza troppa sensibilità; e che da quel momento vivono nella difficoltà di fare un progetto per il futuro perché fuori dagli schemi abituali nel vedere l'handicap. Genitori che come me pensano che lo studio e l'integrazione hanno lo stesso valore e che uno non può fare a meno dell'altro, con la certezza che insieme possono far cambiare il modo vivere l'handicap.
La Pedagogia dei Genitori ci fornisce uno strumento importante: quello di rendere valido a livello scientifico le nostre competenze e l'unico mezzo per ottenerlo è quello di raccontare la nostra storia a insegnanti, medici, genitori, studenti universitari che in un futuro si potrebbero occupare di bambini con difficoltà; quindi abbiamo cominciato ad organizzare incontri ovunque ci fossero persone disposte ad ascoltarci e piano piano ci siamo accorti che qualcosa stava cambiando in noi, oltre ad una sicurezza maggiore c'è una presa di coscienza profonda ma questo avviene anche negli altri tanto che molte persone incontrandomi mi riconoscono e chiedono notizie e se si possono organizzare altri incontri.
Io personalmente sono stata promotrice perché fosse inserito nel gruppo H della scuola di mio figlio un rappresentante dei genitori (come d'altronde prevede la legge) e che le decisioni fossero prese insieme. In seguito sono stata convocata da una responsabile del gruppo di studi sull'handicap del Provveditorato per far parte dell' U.T.S. che è un gruppo che si occupa dell'assegnazione e dell'acquisto di ausili informatici per i bambini portatori di handicap nelle scuole elementari di Torino, sempre dalla stessa persona sono stata invitata a parlare ad una giornata di studio per insegnanti che aveva come tema la Comunicazione Aumentativa Alternativa ( CAA ).
Molto è ancora da fare bisogna che la legge venga divulgata perché tutte le famiglie possano conoscere cosa spetta di diritto ai propri figli e che insieme alle altre figure possano fare un progetto d'integrazione a 360°.
Far parte di questo gruppo ha fatto di me quello che sono: un genitore attivo e convinto di poter superare le difficoltà, ben conscia che i diritti dei nostri figli passano attraverso il dovere di noi genitori per primi a credere nelle loro potenzialità e di coinvolgere tutte le altre persone a lavorare perché ciò sia possibile.
Certo se non avessi fatto questo percorso sarei stata diversa, perché mi sarei sentita sola di fronte alle difficoltà, invece tutte le volte che ho incertezze parlare con gli altri mi aiuta ad affrontare e superare meglio le situazioni.
Lele ha sempre vissuto a pieno la sua vita come tutti gli altri bambini certo con molto sacrificio da parte nostra e delle poche persone che non ci hanno mai abbandonato, fin da piccolo è stato coinvolto e ha partecipato attivamente alla vita quotidiana anche se qualche volta eravamo così stanchi e avremmo voluto restare a casa, visti i suoi risultati, ci siamo sforzati a continuare poiché era importante per lui condividere l'esperienze e imparare quelle regole che lo aiuteranno in una migliore integrazione.
Oltre alle terapie logopediche e fisioterapiche ha seguito un corso di danza, a scuola ha fatto teatro e musica, dove lui ha dato il meglio di sé, infatti possiamo sostenere che quest'anno a scuola c'è stata una vera integrazione poiché le insegnanti grazie al documento "con i nostri occhi" hanno imparato a vedere Lele da un punto di vista diverso e insieme siamo riusciti a fare un buon lavoro poiché ha imparato a fare le addizioni, le sottrazioni e la comprensione del testo, sempre usando il suo linguaggio che sono i simboli.
Per il futuro di Lele e di tutti i bambini che come lui possono affidarsi al nostro sempre presente impegno, ma anche per i tanti che oltre alle proprie difficoltà devono aggiungere una presenza poco attenta da parte dei genitori, vorrei che l'applicazione della legge fosse fatta con meno fatica, che si riuscisse finalmente ad ottenere che certi automatismi non debbano sempre essere il frutto di lunghe ed esasperanti lotte con le istituzioni.
Il mio auspicio più bello è quello di pensare ad una scuola ed a una società che lavora insieme a noi genitori per ottenere il meglio per i nostri figli, valutando le possibilità tecniche e le forze umane più adatte, per supportarle con la nostra convinzione, la prima l'unica, che ci spinge ogni giorno a credere che anche loro ce la faranno.

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