L'esperienza che porto ancora nel cuore durante questi anni di lavoro è stata quella di un bambino che si chiama Mattia A. Questo bambino durante il periodo di inserimento al nido, ma soprattutto per il distacco con la madre, era diventato apatico totalmente. Per ogni stimolo che lui riceveva all'interno della sezione dei piccoli, da me e dalle mie colleghe, sembrava non servisse a nulla.(es: disinteresse per attività come il gioco euristico, travasi, gli strumenti musicali, pittura, canto, travestimenti, libri.) Ma quello che mi colpiva di questo bambino erano i suoi occhi! Mattia A. aveva sempre gli occhi di un bambino molto triste e mi sembrava di intuire dai suoi sguardi che volesse dirmi qualcosa, ma non avendo la padronanza del linguaggio verbale, mi parlava con gli occhi. Per un periodo abbastanza lungo, Mattia non mangiava. Però, a casa mangiava e quindi i suoi genitori insistevano che continuasse a frequentare il nido. Durante questo periodo il bambino si era legato a me. Infatti stava quasi esclusivamente con me come se le mie colleghe non esistessero, come se gli altri bambini non ci fossero. Questo atteggiamento di rifiuto mi turbò molto e preoccupava anche le mie colleghe. L'anno successivo il padre di Mattia mi confessò che lui e la moglie si erano lasciati. Mi disse che era stato un anno particolarmente difficile e che il bambino aveva sentito delle tensioni tra i genitori. Come per magia dopo la separazione il bambino aveva fatto tanti progressi ed era molto sorridente rispetto al primo anno di nido. Vederlo così felice mi riempiva di gioia il cuore perchè sentivo che lui era sereno, diverso rispetto a come era prima.