Daniela Pari
Mia figlia si è laureata il 6 aprile di quest'anno, e voglio raccontarvi come è stata possibile la realizzazione di questo sogno che è diventato, giorno per giorno, realtà. Per i pochi che ancora non la conoscono, Valeria, è disabile, tetraplegia spastica.
Quando è iniziato l'ultimo anno di liceo classico, abbiamo cominciato a muoverci, recandoci nella segreteria della Facoltà di Scienze Politiche, a cui lei intendeva iscriversi, per avere informazioni e soprattutto per avere un'idea dell'ambiente.
Il percorso liceale di Valeria era stato molto difficile non per il profitto o per gli insegnanti, ma per l'ostilità manifesta della Preside e per lo scarso rapporto creatosi con i compagni di classe.
Alla Segreteria di Facoltà fummo accolti dalla Segretaria del Preside che ci diede parecchie informazioni, ci disse che poteva aiutarci per le necessità legate all'handicap e ci mise in contatto sia con il Preside che con alcuni Docenti.
Mia figlia scelse poi, alla Facoltà di Scienze Politiche, di iscriversi al Corso di Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Per accedere a questo corso di laurea occorreva superare un test d'ingresso, cosa che Valeria fece.
Il primo problema da affrontare fu come arrivare in classe senza essere accompagnata dai genitori, fatto che le procurava già ai tempi del liceo molto imbarazzo. Ci accordammo con la Segretaria del Preside che mise a disposizione di Valeria un obiettore di coscienza che la mattina l'aspettava vicino al cancello d'ingresso e poi l'accompagnava dentro il Palazzetto dove si svolgevano le lezioni; all'orario di uscita lo stesso obiettore la andava a riprendere per accompagnarla al taxi.
Infatti Valeria usufruisce dei buoni taxi rilasciati dal Comune di Torino alle persone con difficoltà fisiche e che costano quanto un biglietto dell'autobus.
Il primo anno le lezioni si svolgevano a blocchi di due ore, e per gli spostamenti da un'aula all'altra Valeria veniva aiutata dai compagni.
Negli anni successivi, oltre ad avvalersi dell'aiuto degli obiettori, Valeria ha potuto contare anche su alcune studentesse "borsiste" che si occupavano, fra le altre cose, di aiutare persone in difficoltà. Nella redazione della tesi Valeria ha potuto contare sull'aiuto di Isabella, che in biblioteca le cercava i testi e li fotocopiava e che ha partecipato anche alla sua festa di Laurea.
Altro problema: gli esami.
Valeria ne ha superati 23 e ogni volta l'ho accompagnata prima dal docente. Ogni esame ha comportato una trafila ben precisa: si andava dal docente che la doveva esaminare, all'orario di colloquio o dopo uno scambio di e-mail su appuntamento.
Il docente valutava con Valeria le modalità di svolgimento dell'esame, per gli scritti ad esempio mia figlia si è sempre portata il computer da casa e consegnava il dischetto; altri scritti di economia hanno comportato il problema della mancanza di programmi e quindi lo svolgimento dell'esame a mano.
Per quanto riguarda gli orali invece, due sono state le modalità con cui si sono svolti gli esami: oralmente e talvolta al computer. A Valeria venivano poste delle domande a cui rispondeva e poi il docente leggeva l'elaborato senza stampare.
L'atteggiamento complessivo dei Professori nei confronti di mia figlia è sempre stato rispettoso e di massima collaborazione.
La tesi di Valeria ha richiesto un lavoro di circa sei mesi ed è una tesi di Diritto internazionale dal titolo "La tutela del diritto d'asilo nella giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo".
Mia figlia si è laureata col massimo dei voti, 110 e lode.
Per me, Valeria e tutta la mia famiglia questo momento è stata la realizzazione di un sogno.
Il progetto europeo ha dato una valenza nuova alla mia vita.
Tutto il lavoro fatto perché Valeria si laureasse diventa patrimonio comune e offre speranze ai genitori con i figli ancora piccoli.
Si può discutere della parola "limite" e trasformarla nella parola "risorsa".
Le difficoltà e i successi si condividono con altre famiglie, non ci si sente più isolati. Si possono dare consigli o ricevere critiche, senza partire dal pregiudizio ma dalla conoscenza. Ogni occasione, un convegno, la testimonianza nelle scuole, scrivere di se stessi e dei figli è un modo per non chiudersi, ma per mettersi in discussione ed essere più forti e consapevoli.